Ruolo della Vitamina D nell'Osteoporosi

La dizione 'Vitamina D' è alquanto generica e si riferisce ad un gruppo di 5 diverse vitamine (vitamine D1,D2,D3,D4 e D5). Due sono quelle più importanti, la D2 e la D3, considerate pro-ormoni e prodotte grazie all'irradazione della cute da parte dei raggi UV ed in misura minore assunta con la dieta.
Gli anziani con una scarsa abitudine ad esporsi al sole, con ridotte capacità biosintetiche della cute, mettono a rischio l'apparato scheletrico.
- La vitamina D3 o colecalciferolo, una volta formatasi per effetti dei raggi UV, subisce una prima reazione di idrossilazione a livello epatico con formazione di 25(OH) D, successivamente a livello plasmatico subisce un'ulteriore idrossilazione, con formazione di 1,25 (OH) D o calcitrolo.
- La vitamina D attivata promuove il riassorbimento di calcio a livello dei tubuli renali prossimali e a livello intestinale, ma agisce anche sulla differenziazione di alcune linee cellulari, influenzando la forza muscolare. A livello osseo agisce aumentando il livello di calcio plasmatico riducendo i livelli di PTH (paratormone) sia indirettamente, attraverso l'aumento dei livelli di calcio sia per azione diretta a livello delle paratiroidi.
- La vitamina D agisce direttamente sulle cellule dell'osso regolando l'omeostasi fosfo-calcica, la sua cronica carenza si traduce da un lato in una maggiore attività osteoclastica conseguente all'incremento del PTH, e dall'altra in una più contenuta attività osteoblastica.
- Le conseguenze cliniche di questo fenomeno, sono una riduzione della densità minerale ossea e una scarsa qualità dell'osso, con maggiore incidenza di fratture; pertanto al fine di prevenire danni ossei prodotti dall'ipovitaminosi D occorre mantenere i livelli plasmatici di Vitamina D superiori ai limiti, uguali a 30ng/ml (75nmol/l).
A cura del Dr. Fusco Gaetano
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