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Crunch? No grazie!

Crunch? No grazie!


Oggi parliamo di un tema alquanto spinoso, l'utilizzo o meglio l'abuso dei crunch per la costruzione di addominali che per molti è simbolo della forma atletica.

Eseguire i classici crunch è davvero un beneficio per il nostro corpo?

Il mio approccio è basato fondamentalmente sull'analisi della funzione muscolare e quindi sulla scelta dei migliori esercizi per aumentare le opportunità di performance a livello agonistico ma anche di vita quotidiana per i miei clienti.

Per quanto vero che i muscoli addominali permettano anche la flessione e rotazione de Busto, il loro primario compito è quello di stabilizzare il tronco;

di conseguenza reputo più opportuno la scelta di esercizi con funzioni

anti - rotazione / flessione / estensione, come per esempio le varie tipologie di plank.

Mi occupo di Plank da tanti anni e in tutti questi anni mi trovo ancora a dibattere su una distorsione concettuale del perché si debba insegnare questa “tenuta” non per allenare determinati muscoli in particolare ma per allenare “un sistema”.

Se io devo insegnarti a resistere a delle sollecitazioni devo partire dal centro del corpo e da tutto quello che fodera e abbraccia la colonna vertebrale.

Le strutture profonde adeguatamente prestanti ed efficienti saranno in grado di gestire le perturbazioni quando arrivano stimoli esterni al corpo.

Una spinta laterale, frontale, posteriore, in rotazione ecc.

Con il plank si allena una condizione di tenuta che aiuta a resistere alle sollecitazioni.

Tuttavia ognuno ha il suo grado di preparazione a queste sollecitazioni ed è da lì che dovrebbe partire non da una condizione convenzionale che vada bene per tutti.

Così come ognuno ha la sua capacità di eseguire uno squat, un push-up, una pull-up, ecc. allo stesso modo ognuno avrà il suo plank da cui partire per progredire poi nel tempo.

Una donna di 40 anni che si avvicina per la prima volta all’allenamento molto probabilmente non potrà partire direttamente con un plank numero 5, come mostrato nella slide in carico declinato su una fitball, e pretendere di farla restare in quella posizione per 60 secondi…

Inversamente una ginnasta professionista nel plank numero 5 potrebbe restarci un’ora senza alcun segno di fatica…

Se proponiamo ad una persona un tipo di plank che non è conforme alle sue reali capacità si corre il rischio di trasformare una stimolazione di resistenza alla stabilità in uno stress importante per la colonna e altri sistemi che non ha per nulla senso.

Le progressioni o le regressioni del livello di difficoltà sono la chiave di volta nel concetto dell’allenamento della funzione motoria (Allenamento Funzionale) ed ogni movimento va adattato alla persona ed il plank non fa eccezione a questo principio.

Non è il plank che fa male ma è la scelta della tipologia di plank che spesso non è adatta a chi lo allena

Creare eccessiva rotazione e mobilità a livello lombare può diventare più pericoloso che benefico, in particolare se gli esercizi sono eseguiti in maniera esasperata e privi di controllo motorio.

Per raggiungere la forma degli addominali, come la classica tartaruga, bisogna eliminare ciò che la copre: il grasso in eccesso.

Risulta chiaro che c'è bisogno di una strategia personalizzata (alimentazione e allenamento) per raggiungere l'obiettivo e costanza.


Articolo a cura del Dr. Di Nunzio Marco

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