Il transfer nella preparazione fisica generale

Avete mai pensato a qual è l’obiettivo di una preparazione fisica generale? E se quello che stiamo facendo in pista o in palestra è effettivamente il modo più efficace di ottenere miglioramenti? Tutto il mondo delle competizioni sportive gira intorno ad una parola: transfer.
Ma che significato ha questa parola? Come e quando c’è effettivamente un transfer? La definizione letterale del termine è: “l’influenza delle esperienze pregresse nell’apprendimento di nuovi compiti.”
Per cui in qualunque preparazione atletica, porre come obiettivo il transfer associato al solo allenamento con i pesi è un qualcosa che sminuisce il termine stesso.
Dall’età della pietra si è colto il nesso secondo cui due schemi motori differenti possano andare ad incidere positivamente o negativamente l’uno sull’altro, ma non solo, il miglioramento di una qualità come ad esempio un certo tipo di forza muscolare, possa inevitabilmente portare ad un incremento della performance su di un gesto profondamente differente. Questo però purtroppo è vero solo in parte, e qualche individuo (spesso venditori di fiabe e “cantastorie”) mostra alle persone quello che gli conviene e non tutto quello che la gente dovrebbe sapere. La preparazione atletica generale (e sottolineo generale) ad esempio nelle arti marziali e sport da combattimento, e comunque per qualunque disciplina dagli anni 70 (e anche prima), sino ad oggi è passata per diverse scuole di pensiero e metodologie di allenamento, prime fra tutti il bodybuilding e la corsa.
“I pesi ti faranno diventare più forte” “la corsa ti farà restare sveglio tutte le riprese” anni 70-80-90“I pesi legano” “la corsa non è specifica, i circuiti ti fanno sviluppare tutto in 10 minuti” anni 2000.
Ad oggi come la pensiamo? La verità è che se prendiamo un singolo tipo di allenamento, senza avere un obiettivo, questo risulta totalmente inutile. Nella realtà una determinata metodica va incastrata in un preciso momento della stagione, ad esempio ora sappiamo che la corsa di durata per uno sport intermittente andrebbe praticata durante l’off-season. Il tutto va continuamente valutato monitorando i progressi e il raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti al principio.
Per i pesi tutt’altra storia, fatta di isolamento, multiarticolari, macchinari, carichi liberi, bilancieri, cavi. Non ci spreco toccate di tastiera, ne abbiamo parlato in altri articoli. Dico solo che chi ha l’idea di ottenere qualcosa da un mezzo squat al multipower o da una panca rimbalzata con 20kg (cosi fa esplosività?) è entrato in tangenziale in contromano.
A livello scientifico cos’abbiamo? Gli studi citati nel grande testo “Apprendimento motorio e prestazione” riguardo al transfer fra differenti compiti motori si sono svolti con l’organizzazione e la divisione di un gruppo in due campioni:
- Sperimentale
- Di controllo.
Al primo veniva proposta una certa esperienza di apprendimento (primo compito) e successivamente una seconda (secondo compito), mentre nel gruppo di controllo non è stata proposta nessuna prima esperienza. Come possiamo intuire questo serve a verificare l’influenza del primo compito sull’apprendimento del secondo. Se il primo compito facilita l’apprendimento del secondo o ne migliora l’efficacia questo viene detto “transfer positivo”.
Se invece vi è stato un ritardo nell’apprendimento o comunque una performance inferiore rispetto al gruppo di controllo, o risultati simili si presume ci sia stato un transfer negativo o nessun transfer.
Se nella realtà però fosse cosi facile non ci sarebbe una guerra di religione che dura da oltre 10 anni. Purtroppo non sempre quello che ottiene un transfer in una disciplina lo ha per un’altra (entrano in gioco il modello di prestazione, distanza tra le competizioni ecc.), ma soprattutto non è detto che un programma efficace per un soggetto abbia lo stesso risultato in un altro.
Un transfer però non indica solo l’aiuto nell’apprendere più facilmente una “skill” grazie ad altre già acquisite, ma stà anche nella capacità di riuscire ad eseguire quella skill in un determinato contesto (gara), questo viene detto “generalizzazione o transfer ravvicinato”.
Il concetto entra in gioco anche quando parliamo di “esperienza motoria pregressa”.
Perché chi fa uno sport da bambino risulta più abile nelle attività motorie da adulto rispetto a chi fa uno sport che prevede un minore campo di apprendimento?
Il primo avrà acquisito un repertorio motorio di gran lunga superiore rispetto al povero Nerd del secondo, quindi le abilità apprese hanno portato il soggetto ad una maggiore adattabilità situazionale rispetto all’altro e questo viene detto “transfer distanziato”.
“L’acquisizione di un gesto motorio complesso e il suo miglioramento per quanto riguarda la tecnica di esecuzione e il carico (se stiamo parlando si sovraccarichi), porta inevitabilmente al miglioramento di un gesto motorio più semplice, in termini di forza, coordinazione e sinergia muscolare.” Ma queste parole non vanno comunque travisate, uno squat su fitball non vi farà mai diventare dei campioni, piuttosto potete andare a lavorare al circo.
L’allenamento a secco non serve per migliorare unicamente le vostre capacità metaboliche (resistenza ecc.), ma anche ad aumentare la vostra efficienza meccanica! Imparare a dare il massimo col minimo sforzo, economizzare i movimenti (è questo il segreto della resistenza, e non l’avere un cuore più grande), mantenere una soglia di attenzione più elevata. Queste sono tre delle cose che un programma di preparazione atletica dovrebbe farvi ottenere, e non solo le solite cose legate a forza e resistenza (ammesso che le miglioriate).Non è poi solo l’allenamento ad avere una propria influenza sulle prestazioni di gara e sull’apprendimento o il miglioramento della performance, ma entrano in gioco numerosi fattori (motivazionali, stile di vita, genetica in primis). Un amatore si allena 3 ore a settimana su 168 ore totali e pone domande sul transfer che può avere grazie ad un certo allenamento e che integratore assumere per non andare in overtraining. Prima di raggiungere questo concetto (ancora messo in discussione per molti tipi di esperienze) si dovrebbe guardare con attenzione a quello che si fa “oltre” l’allenamento, riguardo alimentazione, stile di vita ecc. Perché sono quelle ore libere a decidere cosa si otterrà dall’allenamento.
Da questa breve trattazione ho voluto andare oltre i soliti discorsi sul transfer, affacciando questa visione più all’apprendimento rispetto alla concezione diffusa che lo vede accomunato solo al concetto “se faccio salti dai plichi miglioro nel salto?” o ”faccio fare i gradoni come Zeman perché lo fa Zeman!”, trovo riduttivo connettere il concetto alle solite cose che vengono dette da anni.
A cura del Dr. Corona Luca
Visualizza tutti i suoi articoli
Scopri di più sui Corsi di Personal Trainer e Preparatore Atletico
